ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

Prosegue il percorso elettivo di Cia Romagna. Il 27 gennaio a Faenza ultima assemblea territoriale in vista di quella della “Romagna” il 13 febbraio

Lorenzo Falcioni, vice presidente vicario Cia Romagna e presidente uscente del consiglio territoriale riminese, annuncia la sua candidatura a presidente di Cia Romagna

Mirco Meluzzi è il nuovo presidente territoriale zona Rimini

Debora Peruzzi confermata presidente territoriale zona Novafeltria-Alto Savio

Romina Tedaldi è la nuova presidente territoriale zona di Forlì

Andrea Graziani confermato presidente territoriale zona Ravenna

Stefano Vitali è il nuovo presidente territoriale zona Cesena-Savignano

Giorgio Ricci Maccarini è il nuovo presidente territoriale zona Bassa Romagna

Il 2026 per Cia-Agricoltori Italiani è un anno importante, che vede il rinnovo degli organi di rappresentanza della Confederazione a tutti i livelli, dal locale al nazionale. Il tema scelto per questo appuntamento è “Dalle radici, il nostro futuro”, titolo del documento programmatico nazionale che delinea le linee generali nelle quali si innestano le caratteristiche e le esigenze dell’agricoltura del territorio romagnolo.

Il 12 gennaio l’assemblea a Rimini ha eletto Mirco Meluzzi nuovo presidente territoriale zona Rimini di Cia Romagna. 30 anni, di Verucchio, l’azienda familiare, 30-35 ettari di colture specializzate ortaggi da seme, foraggio è associata Cia dal 1985. “Ringrazio i soci e l’assemblea territoriale per avermi dato fiducia per questo percorso – commenta Meluzzi -, gli impegni sono tanti e mi impegnerò al massimo per cercare di essere all’altezza del ruolo dare il mio contributo nell’affrontare le questioni emerse anche nel corso di questa assemblea elettiva, questioni che riguardano il nostro territorio ma in molti casi sono temi trasversali. La nostra Associazione mette molte energie nel fare più che nel raccontare quello che si fa, per cui è fondamentale partecipare alla vita dell’associazione a tutti i livelli per comprendere appieno la vastità e complessità delle cose che affronta il sistema Cia, negli uffici e nella rappresentanza”.

Il 14 gennaio a Novafeltria si è svolta l’assemblea della zona Novafeltria-Alta Valle Savio, che ha confermato presidente territoriale Debora Peruzzi, titolare dell’impresa agricola Peruzzi e dell’agriturismo La Sequoia a Sant’Agata Feltria. “E’ stata un’assemblea molto partecipata – riferisce Peruzzi -. Anche se rispetto ad altre zone le aziende agricole sono più ridotte, la partecipazione alle attività di Cia Romagna è sempre attiva e ogni volta emergono non solo preoccupazioni e problemi, ma anche tanti sogni e progetti, così come iniziative che i giovani vorrebbero realizzare. Nella relazione con l’associazione le persone si sentono rappresentate e sono felice di poter continuare il mio lavoro come presidente territoriale”.

Il 19 gennaio si è svolta l’assemblea territoriale della zona di Forlì di Cia Romagna, che ha eletto presidente territoriale Romina Tedaldi, membro del consiglio direttivo di Cia Romagna dal 2018. “Si tratta di una nuova esperienza, sono molto motivata e ritengo molto importante sviluppare il confronto con gli associati – afferma – Il dialogo costante aiuta a capire meglio le specificità del territorio, della sua agricoltura, degli agricoltori: si tratta di un lavoro d’insieme, per cercare soluzioni possibili alle problematiche locali e a quelle che Cia deve affrontare a livelli più alti, ma che riguardano tutti”. L’azienda agricola Tedaldi, a gestione familiare, si trova in un’area fra San Zeno e Premilcuore (FC): si dedica all’allevamento, coltiva foraggere, svolge attività di taglia bosco e anche agrituristica, con l’agriturismo Ca’ Martino.

Il 20 gennaio si è svolta l’assemblea territoriale della zona di Ravenna di Cia Romagna, che ha confermato presidente territoriale Andrea Graziani, membro del comitato esecutivo di Cia Romagna dal 2022, con esperienza negli organi di rappresentanza di Cia già dal 2002 quando entrò nell’Associazione dei Giovani Agricoltori di Cia (Agia). È consigliere in importanti cooperative e organizzazioni di produttori e nel Condifesa Ravenna. In società insieme alla sorella conduce a Conventello l’azienda di famiglia ad indirizzo in prevalenza frutticolo e viticolo, ma anche seminativo e sementiero. “Auspico che questo nuovo mandato prosegua il buon lavoro svolto sin quisottolinea Graziani –   Il consiglio territoriale è un organo molto importante per Cia Romagna perché permette di mantenere i rapporti nel territorio e con la base sociale. Il confronto aperto e costante sui temi locali è un elemento sul quale impegnarsi e lavorare insieme. Esercitare il ruolo della rappresentanza è diventato forse un po’ più complicato rispetto ad alcuni anni fa; sono cambiate molte cose nella composizione delle famiglie, delle aziende, della gestione dei tempi della quotidianità, ma è un valore dal quale non prescindere perché rende più solidi, dà forza, identità e prospettiva”.

Il 21 gennaio si è svolta l’assemblea territoriale della zona di Cesena-Savignano di Cia Romagna, che ha eletto presidente territoriale Stefano Vitali, socio Cia da lungo tempo, membro del Consiglio direttivo e del Comitato Esecutivo uscenti di Cia Romagna. Laureato in informatica con un’importante esperienza in “building automation”, circa dieci anni fa ha recuperato il podere del nonno. L’azienda “E Rós di Vitali Stefano & C”, a conduzione familiare, è di 6,5 ettari coltivati a melo, vite e olivo. Stefano ha ricoperto la carica di consigliere di un importante cooperativa e attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente della Cantina di Cesena. “Ho dato la mia disponibilità ad assumere questo ruolo di rappresentanza perché voglio essere d’aiuto agli agricoltori afferma Vitali – Per farlo al meglio, intendo approfondire le mie conoscenze sulle varie tematiche che riguardano il settore e anche quelle in merito al funzionamento delle relazioni della Confederazione con le istituzioni e le altre organizzazioni del territorio. L’ascolto e il confronto con la base sociale sono fondamentali. Per avere prospettiva dobbiamo affrontare insieme le questioni e dare il nostro contributo per proposte e ricerca di soluzioni”.

Il 22 gennaio si è svolta l’assemblea territoriale della zona Bassa Romagna di Cia Romagna, che ha eletto presidente territoriale Giorgio Ricci Maccarini già membro del consiglio territoriale e componente del Consiglio direttivo uscente di Cia Romagna, con un’esperienza negli organi di rappresentanza della Confederazione iniziata nell’Associazione dei Giovani Agricoltori di Cia (Agia). La sua azienda, con terreni fra Barbiano e Voltana, è frutticola e vitivinicola. “Il lavoro da fare è tanto, molte le questioni aperte sulle quali cercherò di impegnarmi al massimo per un confronto costante con la base sociale, per portare avanti insieme una visione di prospettiva, cercando insieme proposte e possibili soluzioni da presentare nei tavoli di lavoro localisottolinea Ricci MaccariniLa zona della bassa Romagna è vasta e sappiamo bene cosa abbiamo vissuto in questi ultimi anni. Dovremo affrontare sicuramente argomenti complessi e Cia è sempre disponibile al dialogo e al confronto”.

Lorenzo Falcioni, vice presidente vicario Cia Romagna e presidente uscente del consiglio territoriale riminese, ha annunciato la propria candidatura per la prossima elezione del presidente di Cia Romagna.Sono entrato nel consiglio dell’allora Cia Rimini esattamente vent’anni fa e oggi si conclude un percorso che mi ha accolto da ragazzo e mi trova come uomo. Voglio ringraziare le tante persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio partendo dai soci della Cia a tutti i collaboratori, rappresentati dal Presidente Misirocchi e dalla Direttrice Buccheri. Sin dalle prime riunioni del consiglio territoriale di Rimini, abbiamo avviato un percorso di rinnovamento della rappresentanza, condividendo l’importanza di far crescere figure nuove tra i nostri soci agricoltori per continuare a far rappresentare l’agricoltura da coloro che la vivono. Io credo che proprio questo sia il ruolo del consiglio territoriale: affrontare questioni locali utilizzando tutte le risorse della Cia Romagna per contribuire a migliorare le condizioni aziendali degli agricoltori. In questo mandato il Consiglio territoriale di Rimini ha trovato la sua vera connotazione, sia per la costanza e la partecipazione delle riunioni, sia per la modalità, sia per i temi trattati. Tra questi anche la discussione e la condivisione di documenti programmatici da presentare ai candidati a tutte le elezioni politiche sia amministrative territoriali che regionali, ma anche nazionali ed Europee”. Falcioni, Vice Presidente vicario di Cia Romagna, aggiunge che, “ho dato disponibilità a candidarmi a presidente di Cia Romagna per l’esperienza maturata in questi anni e perché credo fermamente che far rappresentare l’agricoltura da coloro che la vivono sia fondamentale. Credo nel lavoro di squadra, e non nell’uomo solo al comando, e nella nostra Organizzazione abbiamo visto che questo approccio funziona. Fino a ora è stato fatto un lavoro molto importante, alcuni aspetti sono da portare a termine e mi impegno a condurre a compimento il lavoro iniziato nel 2014 che ha fatto nascere nel 2018 Cia nell’attuale dimensione Romagna con ambito di competenza nei territori delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna. Quello che abbiamo sempre detto e sottoscrivo è che dobbiamo ricordarci che la nostra azienda non finisce ai confini del nostro campo, e che il tempo dedicato alla rappresentanza vale tanto quanto quello dedicato alle altre attività aziendali”.

Il percorso elettivo avviato da Cia Romagna è partito con una prima fase di coinvolgimento di tutta la base sociale con la convocazione delle Assemblee Territoriali fondamentali, oltre che per l’adempimento degli obblighi statutari, per definire gli indirizzi strategici delle politiche Confederali durante il prossimo mandato alla luce delle molteplici e complicate sfide che gli agricoltori devono affrontare. Le Assemblee Territoriali corrispondono all’articolazione delle sette zone del sistema Cia: Ravenna, Bassa Romagna, Faenza, Forlì, Cesena-Savignano, Rimini, Novafeltria-Alta Valle Savio. Le sette assemblee – che coprono il territorio romagnolo delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini – hanno il compito di eleggere i presidenti territoriali, i consigli territoriali e i delegati territoriali all’Assemblea elettiva provinciale, che a sua volta eleggerà il presidente Cia Romagna, il consiglio direttivo e i delegati all’Assemblea regionale.

Cia Romagna, riorganizzazione nelle zone di Faenza e Bassa Romagna

Gian Marco Spada, nella zona della Bassa Romagna dal 1° gennaio 2024, dal 16 febbraio 2026 torna a operare nella zona di Faenza come responsabile del Caa e come responsabile del rapporto soci e supporto alla rappresentanza, ruolo fino a ora ricoperto da Samuele Amadei. Spada, agrotecnico laureato in Tecnologie Alimentari, lavora in Cia dal 2019 e si occupa anche di investimenti e credito

Samuele Amadei si dedicherà al fondiario, uno dei settori sui quali Cia Romagna sta puntando molto, in qualità di referente della zona di Faenza. Amadei, in Cia dal 2001, si occupa quindi di contrattualistica (affitti, comodati, ecc.) e di assistenza nelle compravendite; inoltre tratta varie questioni (conflitti tra confinanti, servitù, espropri). Svolge attività di consulenza generale e di primo orientamento per associati e potenziali nuovi associati, in particolare su assetti aziendali, passaggi generazionali, trasformazioni e compravendite, coinvolgendo, quando necessario, i colleghi dei settori di competenza. Mantenendo comunque un profilo tecnico, anche in virtù della formazione, svolge ancora alcune pratiche per l’ufficio tecnico (e CAA). È designato da Cia Romagna come membro del Comitato locale di Faenza della BCC e della Commissione Espropri della provincia di Ravenna.

Per la zona Bassa Romagna, il ruolo di responsabile rapporto soci e supporto alla rappresentanza viene affidato a Lucia Betti, che subentra a Spada. Lucia Betti collabora con Cia come libera professionista dal 2012 nell’ambito della comunicazione: prima con Cia Ravenna e dal 2018 con Cia Romagna. Dal 12 gennaio 2026 è dipendente Cia Romagna con la mansione di referente della comunicazione. Laureata in scienze politiche internazionali a Forlì, iscritta all’ordine dei giornalisti dal 1992, ha operato nell’ambito della ricerca politico-economica e sociale; ha svolto collaborazioni per pubblicazioni specializzate con diverse case editrici e collaborazioni con testate giornalistiche; si è occupata di comunicazione per progetti culturali, di promozione turistica e sociali e di pubbliche relazioni.

Lupi, non si fermano le segnalazioni degli associati

Occorre trovare forme di intervento per la gestione e il contenimento della specie

Sono ormai quotidiane le segnalazioni degli associati di Cia Romagna relativamente ad avvistamenti di lupi, ma anche di predazioni e attacchi nelle diverse zone del territorio, dalle colline alla pianura come ad esempio nel riminese (dove la pressione è molto alta), nel cesenate, nella zona di San Pietro in Vincoli e Ducenta nel ravennate, e anche in aree non di campagna sia del cesenate sia del ravennate. 

Purtroppo il problema è diventato sempre più frequente e importante e le criticità crescononon solo per l’agricoltura.  Per Cia Romagna è necessario trovare forme di intervento per gestirne e contenerne la presenza. A fronte di danni economici e socialiall’abbandono dei territori montani e collinari, e al rischio anche per le personeCia chiede misure concrete che vadano oltre i semplici risarcimenti, attraverso una gestione attiva che riconosca, in alcune aree, il sovrappopolamento

Da diversi anni Cia evidenzia a tutti i livelli istituzionali le problematiche legate all’incremento degli avvistamenti e degli attacchi dei lupi e, più in generale, della fauna selvatica. 

In Romagna nel 2018 Cia incontrò i prefetti sul tema e non ha mai smesso di affrontare la questione ai vari tavoli, ma di risposte concrete non ne sono arrivate. Probabilmente la questione fino a questo momento è stata sottostimata, ritenendo che riguardasse solo l’agricoltura e l’allevamento, come se fosse poco o niente. Ora il problema si sta ampliando, ha travalicato il settore agricolo, diventando un problema sociale ed economico ad ampio raggio

Le segnalazioni dei soci mettono in evidenza la preoccupazione non solo per l’incolumità del bestiamema anche per la propria e dei loro familiari. Come una delle ultime di un socio di Ducenta, che alle 14.30 del 6 gennaio aveva di nuovo alcuni lupi (almeno tre) a ridosso dell’azienda e nei giorni precedenti almeno altre tre volte sono stati avvistati branchi da sette e da tre. Fino ad ora nei dintorni hanno predato nutrie, alcuni animali da affezione, qualche lepre e fagiani, ma ormai in zona non c’è più niente. Si lavora nei campi guardandosi le spalle, e con apprensione si esce di casa. 

Il controllo della fauna selvatica è fondamentale per la tutela delle produzioni agricole, per contrastare l’abbandono delle aree interne e per la convivenza con le attività umane. La pianificazione razionale nella gestione del territorio, nell’ottica di riportare equilibrio nel rapporto fra attività agricola e fauna selvatica, è una priorità

A livello europeo, il Consiglio ha adottato la modifica della direttiva Habitat che porta il livello di protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Il nuovo status consente maggiore flessibilità agli Stati membri nella gestione delle popolazioni di lupi. Serve un approccio condiviso che sappia coniugare tutela della biodiversità, esigenze locali e sicurezza delle comunità per una gestione più razionale della specie nelle aree interne. 

Anche sul piano nazionale ci sono alcuni segnali. Nel giugno 2025 è stato presentato un disegno di legge per la riforma della normativa sulla fauna selvatica (L. 157/92), che introduce il principio del passaggio dalla “tutela” alla “gestione”. Il testo accoglie molte delle richieste di Cia: piani di contenimento, possibilità di autodifesa per gli agricoltori, sanzioni per chi ostacola le operazioni e un ruolo più forte delle organizzazioni agricole nella governance e nella programmazione faunistico-venatoria.

Purtroppo ora l’iter è fermo per le pressioni degli animalisti, dovute a motivi ideologici e alla poca consapevolezza della situazione. 

Nella foto, un fermo immagine del video girato a Ducenta durante un’incursione di lupi

Vitivinicoltura romagnola: unire le forze per il futuro

Il forte il richiamo all’unità e alla visione di lungo respiro emerso dalla tavola rotonda di Cia Romagna organzzata nell’ambito della presentazione dell’Annata agraria 2025

Storia e innovazione; mercati in evoluzione; consumi che cambiano e un territorio chiamato a rafforzare identità e competitività: sono questi i temi approfonditi dalla tavola rotonda “Vino tra storia, tradizione e futuro. Territorio, mercati e consumi: le nuove sfide per la vitivinicoltura romagnola”, organizzata da Cia Romagna, in occasione della presentazione dell’Annata Agraria 2025. Il confronto, moderato dal giornalista Riccardo Isola, è stato tra Carlo Dal Monte, Presidente Gruppo Caviro Soc. Coop Agricola; Gianmarco Berti, Responsabile Commerciale del canale HoReCa Italia di Terre Cevico; Nicolò Bianchini, Coordinatore Rimini D.O.C. e V.P. Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini; Stefano Francia, Presidente Cia-Agricoltori Italiani Emilia-Romagna; Alessio Mammi, Assessore all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna.

La Romagna, con le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, rappresenta complessivamente oltre il 45% della superficie regionale coltivata a vite: nel 2025 sono circa 24mila gli ettari coltivati, di cui quasi 22.674 in produzione, per oltre 4 milioni di quintali di uva raccolta e oltre 3 milioni di ettolitri di vino prodotti.

Gli ospiti hanno messo in evidenza come la vitivinicoltura romagnola si trovi di fronte a una fase di profonda trasformazione: il clima che cambia; il taglio delle molecole che, senza alternative, mette a repentaglio la sopravvivenza delle produzioni; consumi che si modificano: per quantità (con un calo stimato di circa il 4%, mentre il consumo di alcol nel mondo cresce), per modalità (calano i consumi ai pasti quotidiani, ci si concede il piacere del vino nel fine settimana) e gusti (si pensi ad esempio ai Ready to drink, ai no e law alcol); le crisi dei mercati, i dazi Usa e i costi di produzione in aumento.

Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare l’identità produttiva del territorio. Al centro, il valore della storia vitivinicola romagnola, patrimonio da cui ripartire per costruire modelli produttivi capaci di dialogare con le esigenze contemporanee; la necessità di investire nella promozione dei vini della Romagna, nella costruzione di messaggi chiari e riconoscibili, raccontare chi è davvero la vitivinicoltura del territorio, far emergere unicità e qualità delle produzioni anche con strumenti nuovi di commercializzazione e comunicazione.

Il messaggio, forte, sottolineato più volte è stato quello della necessità di agire uniti, non fare andare in contrasto le diverse produzioni e i diversi produttori che il territorio esprime, in un dialogo costruttivo che partendo dalla realtà e dalle trasformazioni in atto individui strategie realistiche per guardare al futuro, concretamente, per le aziende e per il lavoro. Agire uniti e con una visione di lungo respiro, valorizzando i punti di forza che il comparto esprime, consapevoli che si tratta del futuro del territorio: di pianura, e soprattutto, di collina e montagna, dove vivere e fare impresa è più complicato. Dove l’agricoltura è fattore economico e sociale e dove c’è bisogno di semplificare, non di ostacolare.

Per Cia Romagna, l’obiettivo è sostenere le imprese in questa fase di trasformazioni, facilitando il dialogo con le istituzioni, rafforzando le reti territoriali e contribuendo a un percorso comune in cui il vino della Romagna possa presentarsi sui mercati, italiani ed esteri, con un’identità forte, chiara e competitiva per un futuro all’altezza del patrimonio agricolo e culturale di questa terra.

Annata Agraria 2025, il programma

Vino tra storia, tradizione e futuro. Territorio, mercati e consumi: le nuove sfide per la vitivinicoltura romagnola, questo il tema di approfondimento dell’Annata Agraria 2025 di Cia Romagna.

Apre i lavori Lorenzo Falcioni, Vicepresidente Cia Romagna.

Dopo i saluti delle autorità, il direttore e i responsabili tecnici di Cia Romagna – rispettivamente Alessia Buccheri, Marco Paolini e Mirko Tacconi – presenteranno una sintesi delle tendenze dei vari comparti nell’annata agraria in corso.

Seguiranno gli interventi di Pierluigi Randi, Presidente AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) sul tema: “Inverni caldi e ritorni di freddo”; di Denis Pantini, Responsabile Nomisma Wine Monitor, che parlerà degli scenari di mercato, dei nuovi trend di consumo e delle sfide future per il vino italiano e romagnolo; Danilo Misirocchi, Presidente Cia Romagna, con il suo intervento introdurrà anche la tavola rotonda.

Gli ospiti della tavola rotonda, moderata dal giornalista Riccardo Isola, sono:

Carlo Dal Monte, Presidente Gruppo Caviro Soc. Coop Agricola; Marco Nannetti, Consigliere Tecnico Terre Cevico Soc. Coop Agricola; Nicolò Bianchini, Coordinatore Rimini D.O.C. e Vice Presidente della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini; Stefano Francia, Presidente Cia Emilia-Romagna; Alessio Mammi, Assessore all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna.

Cristiano Fini, Presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, concluderà i lavori.

La 39^ edizione dell’Annata Agraria di Cia Romagna si svolge venerdì 28 novembre alle ore 15:00, a Ravenna, nella Sala Cavalcoli della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna (viale L. C. Farini, 14 – Ravenna).

Il report sull’Annata Agraria è realizzato attraverso la consultazione di fonti orali e scritte. Oltre alla collaborazione dei tecnici della struttura di Cia Romagna, per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso i curatori del volume si avvalgono di una preziosa rete di agricoltori, cooperative, consorzi, enti, esperti e tecnici dei vari comparti esaminati. 

Le informazioni sull’andamento demografico 2025 delle imprese agricole vengono fornite dalla Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) e dalla Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna per la parte riguardante l’area della provincia di Ravenna.

Le stime provvisorie 2025 sulle superfici e le rese medie vengono fornite dal Settore Agricoltura Caccia e Pesca-Ambiti Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini della Direzione Agricoltura Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna.

La rete dei collaboratori si è consolidata negli anni e i ringraziamenti di Cia Romagna e dei curatori del volume vanno a tutte le persone che dedicano una parte del loro tempo anche per contribuire alla realizzazione di questo lavoro.

Novafeltria: Matteo Pondini è il nuovo responsabile territoriale. I ringraziamenti di Cia Romagna a Claudio Romualdi

Dal 1° novembre Matteo Pondini, classe 1999, perito agrario, è il nuovo Responsabile territoriale per i rapporti con i soci e il supporto alla rappresentanza per la zona di Novafeltria. In Cia Romagna da cinque anni, Pondini è anche Responsabile del Caa di Santarcangelo e, da novembre, del Caa di Novafeltria. Si occupa, inoltre,  per entrambe le aree, dei servizi credito e multifunzionalità.

Nato e cresciuto a Savignano, con origini familiari a San Piero in Bagno, Pondini raccoglie il testimone da Claudio Romualdi, che ha raggiunto la pensione.

A Romualdi vanno i più sentiti ringraziamenti di Cia Romagna per il prezioso impegno e la dedizione con cui ha accompagnato il territorio in tutti questi anni, attraversando importanti fasi di cambiamento amministrativo e organizzativo. Ha iniziato infatti la sua esperienza in Cia quando Novafeltria faceva parte della provincia di Pesaro Urbino. Dal 2009, con il passaggio del territorio alla provincia di Rimini, ha proseguito la sua attività in Cia Rimini, fino ad arrivare, con la successiva riorganizzazione della Confederazione, a Cia Romagna.

Legge di Bilancio: batosta per l’agricoltura

Vanificato il credito di imposta, traditi gli investimenti delle imprese

La bozza della Legge di Bilancio 2026 in discussione ha suscitato forti critiche da parte di Cia-Agricoltori italiani, che richiede un intervento immediato del Parlamento per correggerla e tutelare le imprese agricole del territorio, non solo a parole.

In specifico è l’articolo 26 che genera la contestazione di Cia: la norma blocca, dal primo luglio 2026, la compensazione dei crediti di imposta maturati con i Piani Transizione 4.0 e 5.0 con i contributi previdenziali e assistenziali.

“Come ha ribadito Cia Nazionale con il presidente Fini in audizione al Senato, l’agricoltura va tenuta fuori dall’art. 26 della legge di Bilanciosostiene Danilo Misirocchi, presidente di Cia RomagnaLa compensazione dei crediti di imposta con i contributi previdenziali e assistenziali deve essere garantita ai produttori, è la principale occasione di recupero delle spese per le imprese agricole: incentivate ad ammodernare, ora rischiano di restare senza strumento per rientrare dagli investimenti. Questa modifica, che cambia le regole in corsa, colpisce la fiducia degli agricoltori, genera caos e mette a rischio il percorso, necessario, di innovazione”.

Cia è preoccupata per tutte le imprese, e in particolare per quelle dei giovani agricoltori, che hanno scommesso sul presente e sul futuro e investito in tecnologie, macchinari e digitalizzazione per essere più sostenibili, efficienti e moderne; per garantire cibo, sicuro e di qualità, nonostante le difficoltà e le incertezze dovute a fattori ormai noti a tutti: cambiamento climatico, nuove fitopatie, riduzione  delle molecole di difesa, crisi geopolitiche, guerre, instabilità commerciale, alti costi di produzione, tutti elementi che sottolineano la vulnerabilità del settore.

Inoltre, nella legge di Bilancio – specifica Cia – è insufficiente anche il nuovo credito d’imposta, previsto per investimenti in beni strumentali per il settore (art. 96). Nell’apprezzare gli intenti del Governo su tale misura, si sottolineano le esigue risorse finanziarie stanziate, appena oltre i 2 milioni di euro, nonché il carico burocratico e gli eccessivi adempimenti necessari alla sua attuazione.

Cia chiede più coraggio da parte delle istituzioni per l’agricoltura e nel dossier della Confederazione emergono fra le proposte: il rifinanziamento del Fondo per filiere agricole e la gestione delle crisi di mercato; la richiesta di nuovi investimenti in favore di comparti strategici, ma in estrema crisi; oltre a sostegni adeguati contro fitopatie ed epizoozie e a nuove risorse su “Più impresa” per supportare giovani e donne del comparto.

Assicurazioni: deroga urgente all’obbligo RCA per i mezzi agricoli fermi

Migliaia i mezzi agricoli “fermi” in fondi, magazzini e aree aziendali che rischiano di essere considerati irregolari a causa dell’obbligo assicurativo RCA. 

Per questo Cia fa appello al Parlamento per un intervento rapido e concreto e chiede di approvare con urgenza gli emendamenti al disegno di legge “Imprese” già depositati in Commissione al Senato e fortemente sostenuti dalla Confederazione: questi prevedono una deroga per le macchine agricole e operatrici utilizzate esclusivamente in aree private, allineando il settore a quanto già stabilito per carrelli e veicoli nelle aree ferroviarie.

“L’obbligo di assicurare mezzi che non vanno su strada, e già coperti dalle assicurazioni aziendali, produce effetti negativi sui conti di molte piccole e medie aziende aumentando l’incertezza per gli operatori del settoreafferma Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna Cia continuerà a sollecitare le istituzioni per raggiungere nuovi e più coerenti parametri per la definizione degli obblighi assicurativi che, nel nostro Paese, riguardano circa 3 milioni di veicoli”.

L’auspicio, come specifica Misirocchi, è che vengano individuate soluzioni assicurative che privilegino la copertura del rischio aziendale, e non soltanto del singolo bene, e che possano essere estese anche ai mezzi agricoli che limitano il loro impiego nell’ambito del fondo aziendale, senza eccessivo aggravio di costi.

Sono due anni che la questione dell’obbligo assicurativo per i mezzi agricoli fermi grava sui produttori e manca una soluzione concreta e condivisa dalla filiera. “In una situazione di estrema difficoltà, approvare gli emendamenti modificando l’articolo 7 del disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese, significa per Ciaafferma il presidente di Cia Nazionale, Cristiano Finidare sicurezza giuridica e sostenere la redditività delle imprese agricole italiane”

Fauna selvatica, lupi sempre più vicini alle comunità. Serve una gestione equilibrata

L’aumento della popolazione di lupi in Romagna, con numerosi avvistamenti anche nella provincia di Rimini – in particolare nella prima collina riminese e attorno a Santarcangelo – conferma come la presenza di questa specie, stabile da oltre dieci anni nel territorio, stia diventando una criticità crescente per l’agricoltura e per la sicurezza delle comunità. 

Da tempo Cia Romagna mantiene alta l’attenzione sul problema. L’azione predatoria del lupo su molti allevamenti estensivi è ormai insostenibile. Sempre più aziende si trovano con i capi costantemente sotto attacco, senza indennizzi adeguati. Il rischio concreto è l’abbandono delle imprese agricole, con gravi conseguenze economiche, sociali e ambientali. La protezione di una specie animale non può prescindere dalla sostenibilità delle attività di allevamento, che restano presidio fondamentale del territorio.

Negli ultimi vent’anni la popolazione di lupi è cresciuta notevolmente, anche grazie alla legislazione di tutela, a un atteggiamento più favorevole da parte dell’opinione pubblica e al miglioramento degli habitat. Un successo dal punto di vista della conservazione, che però ha moltiplicato i conflitti con le attività umane, in particolare con l’allevamento (ma si registrano anche diversi casi di uccisioni di animali d’affezione).

A livello europeo, il Consiglio ha adottato recentemente la modifica della direttiva Habitat che porta il livello di protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Il nuovo status consente maggiore flessibilità agli Stati membri nella gestione delle popolazioni di lupi. Serve un approccio condiviso che sappia coniugare tutela della biodiversità, esigenze locali e sicurezza delle comunità per una gestione più razionale della specie nelle aree interne. Il nostro obiettivo è riportare equilibrio nel rapporto fra attività agricola e fauna selvatica.

Anche sul piano nazionale si muovono segnali incoraggianti. In giugno è stato presentato un disegno di legge per la riforma della normativa sulla fauna selvatica (L. 157/92), che introduce il principio del passaggio dalla “tutela” alla “gestione”. Il testo accoglie molte delle richieste di Cia: piani di contenimento, possibilità di autodifesa per gli agricoltori, sanzioni per chi ostacola le operazioni e un ruolo più forte delle organizzazioni agricole nella governance e nella programmazione faunistico-venatoria.

Occorre pragmatismo per fermare danni economici crescenti e garantire la vivibilità delle aree rurali. È urgente innalzare il massimale per gli aiuti europei in regime de minimis, che oggi limita l’accesso a risarcimenti adeguati. Serve una seria assunzione di responsabilità, che tenga insieme tutela ambientale e salvaguardia delle aziende agricole, veri custodi del territorio.

Grande successo per la sesta edizione di “TipiCI da Spiaggia”

Agricoltura e turismo balneare insieme, per promuovere il territorio, le eccellenze agroalimentari, i servizi e l’ospitalità della riviera

Tra degustazioni, presentazione dei prodotti e dei produttori e momenti di confronto con chi si è fermato per gli assaggi, “TipiCI da Spiaggia” ribadisce l’importanza di un’alleanza tra mondo agricolo e comparto balneare, due pilastri dell’economia e dell’identità dell’Emilia-Romagna

Turisti in spiaggia, profumi di frutta fresca e calici di vino locale: si è chiusa con grande partecipazione e interesse la sesta edizione di “TipiCI da Spiaggia”, la manifestazione organizzata da Cia-Agricoltori Italiani Emilia Romagna insieme al Sib – Sindacato Italiano Balneari aderente a FIPE-Confcommercio.

Protagonisti, il 5 agosto, 4 stabilimenti lungo la riviera adriatica dove sono stati ospitati gli agricoltori di Cia, che hanno portato in riva al mare il meglio della loro produzione locale con le eccellenze agroalimentari del territorio. Il tutto si è svolto in contemporanea a Rimini, ai Bagni Mareblu 108 e 109; a Cesenatico, al Bagno Conti 39; a Milano Marittima al Tangaroa Beach e a Porto Garibaldi al Bagno Astor.

“È stata una giornata di incontri, scoperte e consapevolezzacommenta Stefano Francia, presidente di Cia regionalein cui abbiamo voluto unire il piacere delle vacanze al valore del lavoro agricolo. I prodotti che abbiamo offerto non sono solo buoni: rappresentano un sistema produttivo di qualità che oggi deve affrontare sfide sempre più complesse, come gli effetti dei cambiamenti climatici; le conseguenze dei dazi; i costi di produzione crescenti con ripercussioni dirette sul reddito delle imprese agricole e anche sull’indotto; le tensioni geopolitiche e commerciali internazionali; la necessità di valorizzare le filiere”.

 “La sinergia tra agricoltura e balneazione attrezzata è un modello di promozione che può funzionare – dichiara Simone Battistoni, presidente regionale del Sib – Offrire ai turisti esperienze legate al gusto e alla cultura del territorio significa rafforzare la nostra attrattività. Il nostro auspicio è che anche il Governo comprenda l’urgenza di proteggere questi settori strategici, garantendo loro certezze e prospettive”.

“TipiCI da Spiaggia” si conferma un’iniziativa in grado di valorizzare l’incontro tra agricoltura e turismo, una collaborazione che intende sensibilizzare l’opinione pubblica, e non solo, sull’importanza del patrimonio agroalimentare e turistico balneare e sull’urgenza di garantirne la tutela.

Di seguito, la galleria d’immagini da Milano Marittima, Cesenatico e Rimini.

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