Decreto carburanti: “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali

Il decreto-legge del 18 marzo 2026, n. 33, approvato nella giornata di ieri dal Consiglio dei Ministri ed  in  vigore  già  da  oggi,  contiene  un pacchetto  di  interventi  a  tempo  per  calmierare  i   prezzi del carburante dopo il rialzo subito a causa del conflitto in Medio  Oriente.

La prima misura, di cui saranno beneficiari cittadini e imprese, senza alcuna esclusione, prevede una rimodulazione temporanea delle accise, intervenendo direttamente sul carico fiscale che grava sui principali prodotti energetici.

Nello specifico, l’articolo 2 del provvedimento ridetermina le aliquote delle accise per benzina e gasolio, abbassandole dagli attuali 672,90 euro a 472,90 euro per 1.000 litri, e per il gpl da 267,77 euro a 167,77  euro  per  1.000 chilogrammi.

Tale manovra si traduce in una riduzione, comprensiva di IVA, di 0,25 centesimi al litro del prezzo finale per benzina e gasolio e di 0,12 centesimi al litro per il    gpl.

L’efficacia di questa riduzione, sebbene immediata, è circoscritta nel tempo poiché, al momento, ha una durata di soli 20 giorni, ma il Governo non esclude una  estensione.

Interessate alla disposizione sono certamente anche le imprese che esercitano attività agricola di cui all’articolo 2135 c.c., indipendentemente dalla forma giuridica adottata; tuttavia, l’incidenza reale del beneficio sul prezzo finale del gasolio destinato all’esercizio delle attività agricole risulta sensibilmente inferiore rispetto agli altri comparti, considerato che il settore gode strutturalmente di un’accisa agevolata che, per quanto concerne il gasolio, è pari al 22% dell’accisa ordinaria fissata  dall’attuale decreto  in euro  472,90  (e di  un’IVA  ridotta al   10%).

In conseguenza di ciò, l’attuale accisa per ogni litro di gasolio è pari a 0,10 centesimi, con una riduzione rispetto a prima di soli 4 centesimi al litro che, in termini concreti, rischia di rappresentare un risparmio meramente simbolico.

In un’ottica di ulteriore sostegno, larticolo 4 introduce una misura specifica per il settore ittico, configurando un intervento che si sovrappone alla riduzione generale delle accise prevista dall’articolo 2.

La norma riconosce alle imprese esercenti l’attività di pesca un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta, nel limite di 10 milioni di euro, nella misura massima del 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio e benzina impiegati per l’alimentazione dei mezzi di produzione effettuati  nel  trimestre  composto  dai  mesi  di  marzo,  aprile  e  maggio 2026.

Nonostante la dotazione finanziaria sia limitata a 10 milioni di euro — cifra che potrebbe comportare quindi una riduzione della percentuale di beneficio a favore dei richiedenti — l’intervento rappresenta un segnale di sostegno che, al momento, rimane prerogativa esclusiva delle imprese esercenti l’attività di pesca.

Alla luce di questa sommaria analisi emerge chiaramente che l’attuale Decreto non offra un sostegno adeguato all’agricoltura, che, al pari di altri settori, sta subendo le conseguenze economiche derivanti dal conflitto in medio Oriente. L’impatto della rimodulazione delle accise sul settore risulta infatti marginale, se non del tutto nullo, e la mancata inclusione delle imprese agricole tra i beneficiari del credito d’imposta configura una palese quanto ingiustificata disparità di trattamento rispetto al comparto ittico.

Come Cia-Agricoltori Italiani, ai vari livelli istituzionali, abbiamo avviato rapidamente interlocuzioni per monitorare l’evoluzione di questa situazione e sostenere, qualora il prezzo dei carburanti si mantenga così elevato, il settore agricolo con ulteriori e più efficaci misure di sostegno.

Il decreto-legge del 18 marzo 2026, n. 33, approvato nella giornata di ieri dal Consiglio dei Ministri ed  in  vigore  già  da  oggi,  contiene  un pacchetto  di  interventi  a  tempo  per  calmierare  i   prezzi del carburante dopo il rialzo subito a causa del conflitto in Medio  Oriente.

La prima misura, di cui saranno beneficiari cittadini e imprese, senza alcuna esclusione, prevede una rimodulazione temporanea delle accise, intervenendo direttamente sul carico fiscale che grava sui principali prodotti energetici.

Nello specifico, l’articolo 2 del provvedimento ridetermina le aliquote delle accise per benzina e gasolio, abbassandole dagli attuali 672,90 euro a 472,90 euro per 1.000 litri, e per il gpl da 267,77 euro a 167,77  euro  per  1.000 chilogrammi.

Tale manovra si traduce in una riduzione, comprensiva di IVA, di 0,25 centesimi al litro del prezzo finale per benzina e gasolio e di 0,12 centesimi al litro per il    gpl.

L’efficacia di questa riduzione, sebbene immediata, è circoscritta nel tempo poiché, al momento, ha una durata di soli 20 giorni, ma il Governo non esclude una  estensione.

Interessate alla disposizione sono certamente anche le imprese che esercitano attività agricola di cui all’articolo 2135 c.c., indipendentemente dalla forma giuridica adottata; tuttavia, l’incidenza reale del beneficio sul prezzo finale del gasolio destinato all’esercizio delle attività agricole risulta sensibilmente inferiore rispetto agli altri comparti, considerato che il settore gode strutturalmente di un’accisa agevolata che, per quanto concerne il gasolio, è pari al 22% dell’accisa ordinaria fissata  dall’attuale decreto  in euro  472,90  (e di  un’IVA  ridotta al   10%).

In conseguenza di ciò, l’attuale accisa per ogni litro di gasolio è pari a 0,10 centesimi, con una riduzione rispetto a prima di soli 4 centesimi al litro che, in termini concreti, rischia di rappresentare un risparmio meramente simbolico.

In un’ottica di ulteriore sostegno, larticolo 4 introduce una misura specifica per il settore ittico, configurando un intervento che si sovrappone alla riduzione generale delle accise prevista dall’articolo 2.

La norma riconosce alle imprese esercenti l’attività di pesca un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta, nel limite di 10 milioni di euro, nella misura massima del 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio e benzina impiegati per l’alimentazione dei mezzi di produzione effettuati  nel  trimestre  composto  dai  mesi  di  marzo,  aprile  e  maggio 2026.

Nonostante la dotazione finanziaria sia limitata a 10 milioni di euro — cifra che potrebbe comportare quindi una riduzione della percentuale di beneficio a favore dei richiedenti — l’intervento rappresenta un segnale di sostegno che, al momento, rimane prerogativa esclusiva delle imprese esercenti l’attività di pesca.

Alla luce di questa sommaria analisi emerge chiaramente che l’attuale Decreto non offra un sostegno adeguato all’agricoltura, che, al pari di altri settori, sta subendo le conseguenze economiche derivanti dal conflitto in medio Oriente. L’impatto della rimodulazione delle accise sul settore risulta infatti marginale, se non del tutto nullo, e la mancata inclusione delle imprese agricole tra i beneficiari del credito d’imposta configura una palese quanto ingiustificata disparità di trattamento rispetto al comparto ittico.

Come Cia-Agricoltori Italiani, ai vari livelli istituzionali, abbiamo avviato rapidamente interlocuzioni per monitorare l’evoluzione di questa situazione e sostenere, qualora il prezzo dei carburanti si mantenga così elevato, il settore agricolo con ulteriori e più efficaci misure di sostegno.

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