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Accordo UE–Mercosur, agricoltori in piazza a Strasburgo: Cia Ferrara dice no

FERRARA, 20 gennaio 2026 – Oggi siamo a Strasburgo insieme a centinaia di agricoltori provenienti da tutta Italia per manifestare contro l’Accordo UE–Mercosur che, così com’è – senza reciprocità piena e controlli serrati – non offre garanzie alle nostre aziende agricole, ai nostri territori e tantomeno ai consumatori» – spiega il presidente di Cia-Ferrara, Stefano Calderoni, a Strasburgo con una delegazione ferrarese di cui fanno parte anche il vicepresidente Massimo Piva e Jennifer Felloni, membro del comitato esecutivo dell’associazione.

La protesta di Cia-Agricoltori Italiani vuole accendere i riflettori sui numeri drammatici dell’accordo Ue-Mercosur e dire chiaramente al Parlamento Europeo che così non può passare. Parliamo di una stima di circa 40.000 posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani.

Cia rileva che, in uno scenario di aumento dell’import a condizioni più favorevoli, una maggiore disponibilità di prodotto può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere a partire dal settore zootecnico, perché i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato a sole 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro.

Nel comparto ortofrutticolo, invece, l’Ue importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma che, con i dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani.

Sul riso è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei Paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate, per un valore delle esportazioni di 680 milioni di euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue. Eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri.

Cia lancia soprattutto l’allarme per la carenza di controlli sulle importazioni: il rischio è elevatissimo e riguarda la fiducia dei consumatori. Bastano pochi casi negativi (anche isolati, come per l’estradiolo) per trascinare i consumatori verso la diffidenza nei confronti di filiere come carni, ortofrutta e riso, con effetti reputazionali devastanti per le aziende Made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti.

«L’accordo – continua Calderoni – apre il mercato europeo a grandi quantità di prodotti a basso costo ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali più bassi dei nostri. In questo modo si crea una concorrenza sleale che porterà alla crisi intere filiere e non garantirà ai consumatori cibo sano e controllato, a discapito della loro salute.

A pagare il prezzo più alto saranno i piccoli e medi produttori, già schiacciati da margini ridotti e costi di produzione in crescita. Questo modello favorisce le multinazionali agro-industriali, incentiva monocolture e agricoltura intensiva, alimenta la deforestazione e rischia di accelerare l’abbandono delle campagne e lo spopolamento delle aree rurali.

Le clausole di salvaguardia sono deboli – conclude il presidente di Cia Ferrara – e le risorse annunciate non bastano a compensare i danni potenziali. Per questo chiediamo un cambio di rotta: servono garanzie vere sul reddito degli agricoltori, sulla qualità del cibo e sulla tutela dei territori. Senza risposte concrete e vincolanti, questo accordo non può essere accettato e la nostra mobilitazione continuerà a oltranza anche nelle piazze italiane».

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